VINI

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Da sempre la coltivazione della vite riveste nel novero delle colture aziendali un ruolo di primaria importanza: se dapprima una modesta produzione di uve, consentiva di ottere il vino necessario al fabbisogno familiare, oggi grazie all’impianto di nuovi vigneti che occupano ampie ree dei terreni aziendali possiamo contare su una produzione di vini, ambrusco grasparossa DOC e trebbiano, pari a 300 ettolitri annui.

La produzione di uve ottimali ai fini della vinificazione non può prescindere dalle modalità di coltivazione ovvero di impianto della vite: è infatti riservato particolare riguardo alla messa a dimora delle viti curando la distanza necessaria da pianta a pianta e da un filare all’altro affinchè sia garantita la soleggiatura necessaria alla maturazioe dei grappi di uva.

Per facilitare l’ esposizione ai raggi solari nonchè la raccolta dei frutti, durante i mesi invernali le piante sono sottoposte a una peculiare tecnica di potatura: i rami vecchi e privi di grappoli vengono diradati, mentre le fronde destinate alla fruttificazione sono piegate e fissate agli appositi sostegni.

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Oltre all’importante azione del sole, la buona maturazione dell’uva viene determinata da un’adeguata concimazione, effettuata con il letame peroveniente dagli allevamenti aziendali, nonchè da un abbondante apporto di acqua ai vigneti durante i mesi estivi.

La vendemmia inizia all’incirca verso la metà di settembre.
Tale operazione può subire l’anticipazione o la posticipazione di qualche settimana a seconda delle annate: il clima pìù o meno temperato, la maggiore o minore piovosità influiscono sensibilmente sui cicli biologici della vite.

L’uva raccolta durante la vemdemmia viene portata nella cantina aziendale e pigiata mediante la “pigiaderaspatrice”, che separa le graspe, costituenti la parte inutilizzabile del frutto, dal mosto e dagli acini materia prima per la produzione del vino.

Le modalità di vinificazione del mosto sono oggi molteplici. La procedura da noi seguita è quella tradizionale: gli acini e il mosto sono convogliati in un’apposita botte che funge da tino e lì rimangono per tre o quattro giorni a seconda della temperatura stagionale. Inizia in questa fase un’intensa attività fermentativa nel corso della quale gli zuccheri cominciano ad essere trasformati in alcool ed anidride carbonica grazie all’azione di particolari microorganismi anaerobici.

Successivamente, il mosto fermentato che può già definirsi vino, viene separato dalle vinaccie. Periodicamente filtrato ed analizzato per monitorare le quantità di alcool e zuccheri, con l’avanzare dei mesi freddi, il vino subisce un progressivo rallentamento dei processi fermentativi fino a raggiungere una stasi temporanea nel mese di gennaio.

Col sopraggiungere di febbraio ed il mitigarsi del clima, si procede all’imbottigliatura: l’approssimarsi della primavera consente ai microorganismi rimasti di compiere la fermentazione alcolica in bottiglia donando al lambrusco ed al trebbiano quella leggera effervescenza che li caratterizza.

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